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CURRICULUM VITAE

Francesco Casetti, nato a Trento il 2 aprile 1947, è Thomas E. Donnelley Professor of Humanities and Film and Media Studies alla Yale University.

Si è laureato in Lettere all’Università Cattolica di Milano nel 1970, e quattro anni dopo ha ottenuto un Diploma di Specializzazione in “Teoria e linguaggio del cinema” presso la stessa università. Ha insegnato come ricercatore nell’Università di Genova, come professore associato nell’Università Cattolica di Milano, come professore ordinario nell’Università di Trieste e poi nell’Università Cattolica di Milano, dove è stato anche Prorettore, e dove ha diretto il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo. Ha tenuto corsi e seminari in diverse università ; tra di esse l’Universitè Paris III, l’University of Iowa, a Berkeley, dove ha ricoperto la prestigiosa Chair of Italian Culture, l’USI, e recentemente Harvard.

È membro di alcuni Consigli Scientifici di importanti istituzioni di ricerca, tra cui l’Istituto Gemelli-Musatti (Milano) e la Fondazione Mattei (Milano). È membro del comitato di redazione di varie riviste scientifiche, tra cui Comunicazioni Sociali (Milano), Cinéma&Cie (Udine-Milano), La valle dell’Eden (Torino), Cinémas (Montreal).

È membro ordinario dell’antica ”Accademia degli agiati”, Rovereto, e membro corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Bologna. Tra le diverse cariche istituzionali, ha presieduto per otto anni la Consulta Universitaria del Cinema, che raggruppa tutti professori italiani nell’ambito del cinema, della fotografia e della televisione. È stato altresì membro del Comitato scientifico del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Ha presieduto la Commissione “Minori e programmazione televisiva Rai” su nomina congiunta del Ministero delle Comunicazioni e della Rai dal 2002 al 2006. Dall’agosto 2006 al luglio 2008 è anche stato membro del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Luce. Nel 2005 su incarico del Ministero dell’Università ha fatto parte del Panel 10 del CIVR chiamato a condurre la prima valutazione complessiva della produzione scientifica italiana.

RICERCA
I suoi interessi sono rivolti soprattutto ai media audiovisivi, cinema e televisione, di cui ha studiato in forma originale le strategie di comunicazione e l’impatto sociale. Ha analizzato fenomeni come la serialità, la multimedialità, il consumo individuale e familiare, nel quadro delle trasformazioni connesse all’avvento di una società mediatizzata. Per il cinema, ha studiato in particolare i problemi dei prodotti di genere, dell’identità nazionale e sopranazionale, e dei rapporti tra produzione e discorso critico. Più di recente, ha indirizzato la sua ricerca sulle modalità in cui il cinema ha elaborato uno sguardo capace di porsi quale emblema dell’esperienza moderna, e insieme sulle modalità in cui questo sguardo sta mutando con l’avanzare della cosiddetta post-modernità. Le sue analisi collegano strettamente processi comunicativi e processi sociali, con una costante attenzione a questioni quali le nuove forme di cittadinanza, la fiducia, la soggettività, ecc.

 

Esperienza. Ci sono almeno tre buoni motivi per mettere l’esperienza filmica al centro dell’attenzione. Il primo è che la visione di un film, nei diversi modi in cui si è realizzata, se per un verso costituisce appunto un’esperienza particolare, per un altro verso incide e riorienta il senso della nostra esperienza in generale. O anche come esso qualche volta arrivi a farci vedere le cose non solo “di nuovo”, ma “come per la prima volta”, rifondando il nostro rapporto con il mondo. O infine come il cinema sappia evidenziare aspetti inediti, mai prima focalizzati, che ci permettono una vera e propria reinterpretazione della realtà alla luce di quanto appare sullo schermo. La conclusione è che la visione quotidiana si trova spesso a seguire l’esempio della visione filmica; al punto da diventare una visione “cinematografica”, e da chiedere al reale di diventare a sua volta un po’ “cinematografico” per poter essere colto davvero. Il cinema è dunque il luogo di un’esperienza che ha cambiato il significato dell’esperienza.

Fiducia. La fiducia è qualcosa che per un verso investe una relazione, quella tra due parti in causa (ci si fida infatti “di” qualcuno); per un altro verso investe una temporalità, e cioè il presente o il futuro su cui si proietta l’attesa di comportamenti favorevoli, e il passato, che può essere invocato come garanzia di questa aspettativa (ci si fida di qualcuno rispetto a qualcosa che sta per accadere o accadrà, ma sulla base di quello che è accaduto)…

La fiducia si muove all’interno di un vero e proprio paradosso: da un lato essa appare come l’elemento indispensabile per costituire un qualunque rapporto interpersonale, e dunque si pone come lo sfondo di ogni comunità umana; dall’altro lato essa tuttavia appare anche come qualcosa che si costruisce con fatica entro una interazione, e che va continuamente protetta come un bene prezioso e per certi aspetti scarso. Abbiamo bisogno di fiducia per parlare di relazione e di società; e nello stesso tempo se c’è una cosa sulla quale la relazione e la società è costretta a lavorare a lungo e con cura, è il fatto che si stabilisca della fiducia. Dunque la fiducia è insieme un dato di partenza e un dato di arrivo, un presupposto e una conseguenza…